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Petrolio, i prezzi corrono senza scuotere l’Opec

Keystone / DPA

MONDO

14.01.2018 – 17:330

Iraq, Emirati Arabi, Oman e Qatar hanno ribadito di volere mantenere gli attuali obiettivi di produzione

VIENNA – L’aumento dei prezzi del greggio, nelle ultime settimane ai livelli massimi degli ultimi tre anni, non scuote l’Opec i cui componenti allontanano l’idea di correggere la politica di tagli varata nel 2016 e che verrà protratta fino ala fine del 2018.

Iraq, Emirati Arabi, Oman e Qatar hanno ribadito di volere mantenere gli attuali obiettivi di produzione. «Sì c’è un aumento – ha spiegato a Bloomberg il ministro dell’energia degli Emirati Arabi Al Mazrouei che sarà presidente dell’organizzazione nel 2018 – ma non bisogna guardare una settimana ma un trimestre. Non credo che se il prezzo arrivi a 69 o vicino ai 70 dovremmo riunioni o andare in panico».

Nei giorni scorsi il greggio Wti del Texas ha raggiunto i 64 dollari al barile mentre il Brent del Mare del Nord ha toccato i 70 dollari per poi perdere qualche posizione. Proprio la soglia dei 70 dollari era stata individuata da Goldman Sachs come quella oltre la quale l’Opec dovrebbe prevedere correzioni alla sua politica.

Diversi analisti sottolineano come la politica dell’organizzazione abbia funzionato visto l’andamento dei prezzi e il livello delle scorte negli Stati Uniti. Gli analisti di Bloomberg tuttavia condividono la necessità di “cautela” da parte dell’Opec anche perchè la produzione in Usa, specie quella shale, ha seguito la crescita dei prezzi e continuerà a farlo e altrettanto dovrebbero fare Brasile e Canada.

Il rischio è così che dei tagli dell’Opec beneficerebbero dei paesi non produttori. Un rischio paventato specialmente dall’Iran che oltretutto deve fare i conti con le proprie turbolenze interne. Va considerato poi il possibile ruolo delle banche centrali mondiali nel correggere l’inflazione determinata dai prezzi dell’energia e appunto le possibili turbolenze geopolitiche.

Nelle previsioni di medio termine quindi il quadro è diversificato. Un sondaggio della Reuters indica una forchetta di prezzi fra i 60 e 70 dollari nei prossimi due anni che potrebbe estendersi anche fino a quota 80 dollari entro il 2020. Per la statutinentense Eia (Energy Information Administration) tuttavia il prezzo del greggio Wti del Texas dovrebbe attestarsi in media a 55,33 nel 2018 e a 57,43 nel 2019 a causa dell’aumento della produzione globale.


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