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Tempo di libri divide i nostri editori

di Francesca Monti

Dopo un’attesa non priva di polemiche, mercoledì ha finalmente preso il via la nuova fiera milanese dell’editoria, Tempo di Libri. Un mese prima, dunque, rispetto all’edizione del trentennale del Salone Internazionale del Libro di Torino. La prima iniziativa del capoluogo lombardo di queste dimensioni è nata dall’Associazione Italiana Editori (AIE), che lo scorso anno si è staccata dalla Fondazione torinese per il Salone del Libro. L’ambizioso progetto vuole essere un grande evento professionale sui libri, e non un semplice festival di incontri con scrittori. La rivalità che si è creata negli scorsi mesi con il Salone, alimentata – va detto – anche dai media, ha portato quest’ultimo a cercare un rilancio attraverso alcune novità. La prima è quella del direttore, Nicola Lagioia, uno scrittore “giovane”, come lo è la stessa direttrice di Tempo di Libri, Chiara Valerio.

Ma è soprattutto la categoria degli editori a essere chiamata a una scelta, visti i costi implicati da una partecipazione a entrambi gli eventi. Dal momento che il Salone ha sempre rappresentato una vetrina importante, e che Milano è a sua volta un contesto strategico per la sua posizione, anche gli editori legati al nostro territorio si sono trovati a fare una scelta. Che per il momento premia Torino, anche se l’atteggiamento prevalente è quello di una guardinga curiosità verso Milano.

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